BOKKAPORTI - stejjer dwar ħafna xorti

 

"Bokkaport" - "bieba fuq gverta ta' bastiment li minnha wieħed jgħaddi isfel; iżda: kull fetħa kwadra / tonda, f'saqaf / fl-art li twassal xi mkien ieħor, isfel / fuq, aktarx b'sellum / taraġ ta' l-injam", jew storja.

 

Bokkaport” - a hatchway, an opening in a ship’s deck through which cargo is lowered into the hold; one leading to a lower deck."



Empowering Disadvantaged People by Encouraging

Re-Appropriation of their Stories
 

This is a new project that Inizjamed has been entrusted to carry out by UNESCO in the Inner Harbour Area of Malta. This project is also being supported by the Youth Section of the Ministry of Education through its Youth Support Programme. Preparations are underway and the project will start involving young people from these areas later this year. The project starts in June 2003 and ends in December 2004. The first meeting for all those who would like to get involved was held on Monday, 15 September, at 7.00pm at St. James Cavalier in Valletta. [Bokkaporti logo by Adrian Mamo]

 

The project aims at empowering young girls and boys (11 to 15 year olds) who live in Historical Maritime Cities (Valletta, Floriana, Vittoriosa, Cospicua, Senglea, Marsa) by encouraging them to assess existing social disadvantages by becoming more aware of the historical and cultural context which has heavily contributed this present situation. Such a process will take place by allowing these young participants to ‘reappriopriate their stories’, which means having the tools to read history and society in such a way that will make more clear why they live as they do now, and what they can do about it. This project aims at facilitating, and in many cases enabling marginated young girls and boys re-enter society by living a fuller life.

 

The process: Inizjamed will be fulfillng two parellel and important roles as main coordinator of this projcet, namely as

 

  1. catalyst and trainer for all workers and groups which will be working with the young girls and boys

  2. provider of specific assistance directly with young participants.

 

Hence Inizjamed will be providing the project partners with the training and resources to promote the personal and social development of the young people within their direct social and cultural context.  Furthermore, the volunteers will in turn empower the young people to develop their own person and deal with their environment in a better way.

 

The first coordination meeting on Monday, 15 September, at 7.00pm at St. James Cavalier is open to all those who might be interested in running this project together with Inizjamed. If you would like to know more please contact the project coordinator Inizjamed at karsten@vol.net.mt or phone 2137 2993 or 7946 7952.

 

(The photo above is by Alexandra Pace - www.alexpace.com.mt).

 

Karsten Xuereb

22 May, 2003

 

 


 

 

The Times, Thursday, May 15, 2003

Unesco aid for various causes

 

Education Minister Louis Galea yesterday presented a total of $106,200 to six organisations and individuals, constituting funding from Unesco.

 

The organisations were BirdLife, which will be building a visitors' centre at is-Simar Reserve; the Eden Foundation for ADHD (Attention Deficit Hyperactive Disorder) diagnosis, treatment and educational strategies; Nature Trust, for its sand dunes habitat protection programme; Prof. P. Schembri for setting up a practical marine biology course as a pilot project within the University of Malta; Nadia Lanzon for environmental impact assessment, auditing and management systems and Inizjamed who aim to empower disadvantaged people by encouraging re-appropriation of their stories.

 

Dr. Galea thanked Unesco for its constant support for Malta and its organisations. He said Malta has had a long-standing relationship with Unesco. The people, he said, were becoming more conscious of their environment and wanted to see tangible initiatives and projects which protected the environment and ensured a better living for all. It was for that reason that four of the six projects chosen this year addressed environmental issues.

 

http://www.timesofmalta.com/core/article.php?id=126063&hilite=inizjamed


 

Mill-ktieb, Raccontare, Resistere. Conversazioni con Bruno Arpaia ta' Luis Sepύlveda (Parma: Guanda, 2002), pp. 60-62 u pp. 63-65

Bruno Arpaia: Ma serve ancora a qualcosa la letteratura? Alessandro Barícco sostiene che « raccontare storie è un mestiere nobile, con una sua precisa funzione civile », e fa l'esempio degli aborigeni australiani nel film di Wenders Fino allafine del mondo. Ognuno di loro canta un pezzo di terra, per evitare che scompaia, che muoia. « lo mi sento come l'aborigeno » scrive Baricco. « Racconto un pezzo di terra così, non scompare. Solo scrivendo, e pubblicando, mi sono accorto che esiste gente per cui questo è utile, alle volte necessario, comunque importante. [ ... 1 t una specie di strano servizio civico. Nobile perché faticoso, anche molto faticoso. E morale, perché la ragione della sua necessità non è immediatamente evidente, ma sotterranea, e risulta visibile solo a uno sguardo che inquadri il mondo con un'ostinata pretesa di eticità. »

Luis Sepύlveda: È una bella definizione della letteratura. lo sono arrivato alle stesse conclusioni a partire dalla mia esperíenza tra gli shuar. Sono un popolo che si sposta frequentemente per far rigenerare il territorio in cui vivono, e su cui hanno stabilito un certo controllo. Quando viaggiano, portano con sé le ossa dei propri morti e poi le sistemano nel luogo più importante della capanna. Passano il giorno cantando, qualunque cosa stiano facendo, poi, al tramonto, si riuniscono tutti vicino al fiume e gli anziani riassumono ciò che è accaduto nella giornata e raccontano le storie del passato: una maniera di mantenere viva la memoria collettiva, di difendere la loro identità e la loro stessa esistenza. Noi non siamo molto diversi dagli shuar: abbiamo bisogno di storie per vivere. Quando li sentivo raccontare vicino al fiume, vedevo accadere alla lettera quello che potremmo definire il processo letterario: le cose cominciavano a esistere davvero solo quando erano nominate. Per esempio, un anziano diceva una parola, un bambino chiedeva cosa voleva dire, e allora il vecchio la ripeteva finché qualcuno non portava l'oggetto e lo mostrava. Ti rendevi conto che, anche se il bimbo già lo aveva visto e lo conosceva, quell'oggetto cominciava a esistere davvero solo dopo che qualcuno lo aveva nominato. La parola cancellava ogni opacità. Appunto come avviene per la letteratura, la cui funzione è quella di esplicitare le cose in modo tale che comincino a esistere secondo il loro vero peso e la loro vera essenza, oltre il velo di ovvietà che le ricopre. Una volta che le hai nominate, le cose diventano imprescindíbili: puoi accettarle o rifiutarle, ma non puoi evitarle o ignorarle.

La Più Dolce Delle Menzogne

B.A. Di tanto in tanto, quasi cícIicamente, spunta qualche critico pronto a sentenziare che il romanzo è morto. t un'affermazione che forse fa sentire intelligenti, ma in realtà denuncia solo l'ignoranza di chi la pronuncia, perché il romanzo, con il Chisciotte, nasce come un genere spurio, « degenerato », ibrido, che porta inscritto nel suo DNA il meticciato. E Chisciotte mescola il romanzo epico, quello picaresco, quello pastorale, quello cavalleresco, perfino il metaromanzo. Nel corso dei secoli, il romanzo ha attraversato diverse crisi, eppure, fedele alla sua essenza meticcia, le ha superate fagocitando di volta in volta la storia, la saggistica, la poesia, il giornalismo, rinascendo sempre nuovo. t l'esempio vivente di come la vera cultura sia sempre impura, ibrida, e di come solo in questo modo possa sopravvivere. Ma l'affermazione che il romanzo è morto, a parte le teorizzazioni interne al mondo della scrittura, chiama spesso in causa anche i medía: si ripete che cinema, televisione, computer, giornalismo dicono in modo più rapído ed efficace ciò che può dire il romanzo. Eppure, si continua a scrivere. Il fatto è che la letteratura trasmette esperienza, fa vivere ai lettori esperienze altrui, ci con sente di essere una signora francese dell'Ottocento come Madame Bovary o un colonnello che ha combattuto e perso trentadue guerre come Aureliano Buendía. E tutto questo proprio in un'epoca in cui di esperienza c'è sempre più bisogno. Come scriveva Walter Benjamin [nella foto] già negli anni Trenta, « l'uomo moderno è un uomo che è stato derubato della propria esperienza ». Oggi l'informazione non trasmette più esperienza: sembriamo più informati, ma paradossalmente forse lo siamo meno dei nostri simili ottocenteschi, che magari avevano meno informazioni, ma sapevano organizzarle in un racconto e dare loro un senso. Perciò, invece di chiederci se il romanzo è morto, bisognerebbe chiedersi, con Carlos Fuentes, « cosa può dire il romanzo che non possa essere detto in altro modo? »

L.S. Bisognerebbe anche chiedersi se oggi i mezzi di comunicazione di massa siano davvero mezzi di comunicazione o solo mezzi di diffusione di idee preconfezionate, elaborate altrove. lo propendo per questa seconda ipotesi, per quanto grezza possa apparire, perché la vera comunicazione offre sempre una possibilità di scelta e di riflessione. Oggi, invece, la confezione della notizia è molto più importante della notizia stessa, del contenuto dell'informazione. Abbiamo assistito a due guerre attraverso la CNN: l'informazione che è arrivata nelle nostre case era l'adattamento televisivo di un messaggio politico che non prevedeva una possibilità di risposta, rispetto al quale era impossibile dire « sono d'accordo » o « non sono d'accordo ». Forse solo la radio conserva uno spazio di libertà: è l'unico mezzo di comunicazione ancora vivo, perché li è direttamente in gioco la voce, la voce pura. E forse è per questo che molti politici hanno paura di andare alla radio. Si dice che oggi un ragazzo di díciott'anni è più informato di noi quando avevamo la stessa età, ma in realtà quel ragazzo non ha fra le mani più informazione, ha solo più titoli di giornale o di telegiornale. E con quei titoli non può capire nulla, al massimo può fare un collage assolutamente privo di contenuto che non gli consente di farsi un'idea del mondo, che non gli permette di fissare una sequenza storica, di collocare in prospettiva gli avvenimenti. Quando ero all'università, seguivo le lezioni di Mattelart e di Dorfman su « Come leggere Paperino », che smontavano tutte le implicazioni ideologiche nascoste perfino nei fumetti. Da allora non è cambiato molto, anzi la situazione è peggiorata. Viviamo in una sorta di dittatura impositiva dei media: ci danno solo titoli e titoli, dai quali è ímpossibile ricavare davvero un'opiníone. Nei giornali, poi, c , è sempre meno spazio di discussione e dibattito. Non c'è la censura brutale, d'accordo, ma sono attivissimi altri tipi di conIzionamento: per esempio, quello legato alle esigenze tecniche, o alla stessa velocità dell'informazione. Il tentativo di essere sempre stupidamente « sulla notizia », l'ossessione del « tempo reale », non lascia più lo spazio per una seria riflessione, che sarebbe il compito precipuo degli scrittori e degli íntellettualí.


 

Links


 

 

Għall-Ewwel Paġna | Back to the First Page

 

1 1